Etica e cultura religiosa · elenco di letture 2027/28

Caritas in Veritate per il Test Cattolica Medicina

La Caritas in Veritate è l'enciclica di Benedetto XVI del 2009 sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità, scritta a oltre quarant'anni dalla Populorum Progressio di Paolo VI. È nell'elenco di letture dell'Università Cattolica per le domande di etica e cultura religiosa del test di Medicine and Surgery 2027/28, come già nel 2026/27, mentre la Magnifica Humanitas ha preso il posto della Laudato Si'. Questa pagina la riassume capitolo per capitolo dal testo ufficiale, con i numeri dei paragrafi dietro ogni punto, spiega che cosa il test può chiederne e si chiude con dieci domande di esercitazione nel formato dell'esame.

Caritas in Veritate

Che cos'è

Autore
Papa Benedetto XVI
Titolo completo
Lettera Enciclica Caritas in Veritate sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità
Firmata
Roma, presso San Pietro, 29 giugno 2009, solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, quinto anno del pontificato
Struttura
Un'introduzione, sei capitoli e una conclusione: 79 paragrafi numerati
Destinatari
I vescovi, i presbiteri e i diaconi, le persone consacrate, i fedeli laici e tutti gli uomini di buona volontà
Nel test
Uno dei tre testi consigliati per le 5 domande di etica e cultura religiosa su 65, nell'elenco già dal 2026/27

Leggi il testo completo su vatican.va

L'elenco di letture 2027/28 della Cattolica per etica e cultura religiosa, per 5 domande su 65: Dignitas Personae (Congregazione per la Dottrina della Fede, 2008), Caritas in Veritate (Benedetto XVI, 2009) e, nuova, Magnifica Humanitas (Leone XIV, 2026), che sostituisce la Laudato Si' (Francesco, 2015) dell'elenco 2026/27.

Etica e cultura religiosa · elenco di letture 2027/28

L'enciclica, capitolo per capitolo

Ogni sezione segue l'ordine dell'enciclica; i numeri tra parentesi sono i suoi paragrafi, così puoi verificare ogni punto sul testo.

Caritas in Veritate, i temi chiave per parte: Introduzione (§1–9), la carità nella verità, la giustizia e il bene comune; Capitolo 1 (§10–20), il messaggio della Populorum Progressio e lo sviluppo come vocazione; Capitolo 2 (§21–33), lo sviluppo umano nel nostro tempo: profitto, delocalizzazione, disoccupazione, culture, fame e globalizzazione; Capitolo 3 (§34–42), il dono e la gratuità, il mercato, lo Stato e la società civile, e l'impresa; Capitolo 4 (§43–52), diritti e doveri, e l'ambiente; Capitolo 5 (§53–67), sussidiarietà e solidarietà, aiuti, migrazioni e un'autorità politica mondiale; Capitolo 6 (§68–77), la tecnica e la bioetica; Conclusione (§78–79), umanesimo cristiano e preghiera.

Introduzione: la carità nella verità §1–9

La carità nella verità «è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera» (§1). Per l'enciclica la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa e regge non solo i rapporti tra amici e in famiglia, ma anche quelli sociali, economici e politici (§2). Va però unita alla verità, sia come veritas in caritate (Ef 4,15) sia nell'ordine inverso, caritas in veritate (§2): «Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo» (§3), e un cristianesimo di carità senza verità si ridurrebbe a una riserva di buoni sentimenti, utili ma marginali (§4). «La carità è amore ricevuto e donato», e la dottrina sociale della Chiesa è caritas in veritate in re sociali (§5).

Per lo sviluppo in una società che si globalizza contano soprattutto due criteri dell'agire morale: la giustizia e il bene comune (§6). La carità eccede la giustizia, ma non la esclude mai: la giustizia è «la misura minima» della carità, che la completa «nella logica del dono e del perdono» (§6). Il bene comune è il bene del «noi-tutti», e impegnarsi per esso è la «via istituzionale» della carità, che in una società globalizzata assume le dimensioni dell'intera famiglia umana (§7).

L'occasione è la Populorum Progressio di Paolo VI (1967), riletta a oltre quarant'anni dalla pubblicazione, con la sua speranza in uno «sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini» (§8). Il rischio del nostro tempo è un'interdipendenza tra i popoli non accompagnata da un'interazione etica delle coscienze (§9). La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire, ma ha «una missione di verità da compiere» (§9).

Capitolo primo: il messaggio della Populorum Progressio §10–20

La Populorum Progressio va letta dentro la Tradizione, fuori della quale «sarebbe un documento senza radici» (§10). Strettamente legata al Concilio Vaticano II e alla Gaudium et Spes, insegna due verità: tutta la Chiesa è impegnata nella promozione dello sviluppo umano integrale, e lo sviluppo autentico riguarda la totalità della persona in ogni sua dimensione (§11); le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano integrale è anzitutto una vocazione (§11). Non c'è frattura tra insegnamento preconciliare e postconciliare, ma «un unico insegnamento, coerente e nello stesso tempo sempre nuovo» (§12). Vi si collega il resto del magistero di Paolo VI: l'Octogesima Adveniens mise in guardia dall'ideologia tecnocratica (§14), l'Humanae Vitae legò etica della vita ed etica sociale, l'Evangelii Nuntiandi evangelizzazione e promozione umana (§15).

Per Paolo VI «ogni vita è vocazione» (§16), e una vocazione chiede una risposta libera e responsabile (§17). Lo sviluppo autentico deve essere integrale, volto alla promozione «di ogni uomo e di tutto l'uomo» (§18): la verità dello sviluppo sta nella sua completezza (§18). Le cause del sottosviluppo non sono anzitutto materiali; la più importante è «la mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (§19), e la società sempre più globalizzata «ci rende vicini, ma non ci rende fratelli» (§19). L'urgenza delle riforme chiesta dalla Populorum Progressio è anch'essa una conseguenza della carità nella verità (§20).

Capitolo secondo: lo sviluppo umano nel nostro tempo §21–33

Paolo VI voleva far uscire i popoli «dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche e dall'analfabetismo» (§21). Il profitto è utile come mezzo, ma come obiettivo esclusivo «rischia di distruggere ricchezza e creare povertà» (§21); lo sviluppo che auspicava doveva produrre «una crescita reale, estensibile a tutti e concretamente sostenibile» (§21), e la crisi diventa «occasione di discernimento» (§21). La ricchezza mondiale cresce, ma aumentano le disuguaglianze (§22), e la sovranità degli Stati è limitata dal nuovo contesto del commercio e della finanza internazionali, per cui il loro ruolo va ripensato (§24).

La ricerca di aree in cui delocalizzare le produzioni a basso costo ha portato a ridurre le reti di sicurezza sociale (§25); la disoccupazione prolungata mina la libertà e la creatività della persona, e «il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo» (§25). Sul piano culturale c'è un duplice pericolo: un eclettismo culturale che considera le culture equivalenti e interscambiabili, e l'appiattimento culturale (§26). La fame dipende meno dalla scarsità di beni materiali che da quella di risorse sociali, soprattutto istituzionali, e cibo e acqua sono diritti universali (§27). «L'apertura alla vita è al centro del vero sviluppo» (§28), e la negazione della libertà religiosa, per fanatismo o per ateismo pratico, lo ostacola (§29).

Il fare senza sapere è cieco e il sapere senza amore è sterile (§30): lo sviluppo richiede che le discipline collaborino (§31), e l'accesso al lavoro stabile per tutti resta una priorità (§32). La globalizzazione, la principale novità rispetto ai tempi di Paolo VI, è una grande opportunità, ma senza la guida della carità nella verità può causare danni sconosciuti e nuove divisioni nella famiglia umana (§33).

Capitolo terzo: fraternità, sviluppo economico e società civile §34–42

«L'essere umano è fatto per il dono» (§34), e «Il dono per sua natura oltrepassa il merito, la sua regola è l'eccedenza» (§34); per essere autenticamente umano, lo sviluppo deve fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità (§34). Il mercato si regge sulla giustizia commutativa, ma ha bisogno anche di giustizia distributiva e sociale, e senza fiducia non può svolgere pienamente la sua funzione economica (§35). Non è negativo per natura: va chiamato in causa non lo strumento, ma l'uomo, la sua coscienza morale e la sua responsabilità (§36), e «ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale» (§37).

Giovanni Paolo II aveva indicato «la necessità di un sistema a tre soggetti: il mercato, lo Stato e la società civile» (§38). Oggi «senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno la giustizia» (§38), e il modello solo binario di mercato più Stato corrode la società (§39). L'impresa rischia di rispondere solo agli investitori, e la delocalizzazione può indebolirne la responsabilità verso lavoratori, fornitori, consumatori, ambiente e società (§40); l'investimento ha sempre un significato morale oltre che economico (§40). Non bisogna decretare troppo presto la fine dello Stato, e l'autorità politica va distribuita su più livelli (§41). In fondo «la globalizzazione, a priori, non è né buona né cattiva. Sarà ciò che le persone ne faranno» (§42).

Capitolo quarto: sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente §43–52

Molti rivendicano soltanto diritti, ma i diritti presuppongono doveri, senza i quali si trasformano in arbitrio (§43), e «La condivisione dei doveri reciproci mobilita assai più della sola rivendicazione di diritti» (§43). Considerare l'aumento della popolazione come la causa prima del sottosviluppo è un errore (§44); l'enciclica chiede una procreazione responsabile e politiche a sostegno della famiglia fondata sul matrimonio (§44). L'economia ha bisogno di un'etica amica della persona (§45), e poiché l'aggettivo «etico» si presta ad abusi, deve essere etica tutta l'economia, non solo alcuni suoi settori (§45). Tra imprese profit e non profit è nata un'ampia area intermedia, con il mondo della cosiddetta «economia civile e di comunione» (§46), e i programmi di sviluppo vanno pensati insieme a chi ne beneficia, con organismi trasparenti (§47).

L'ambiente naturale è dono di Dio per tutti (§48): la natura non è un tabù intoccabile né materia da sfruttare, e non è più importante della persona umana (§48); reca in sé una «grammatica» per un uso sapiente (§48). L'accaparramento delle risorse energetiche non rinnovabili danneggia i Paesi poveri, e le società tecnologicamente avanzate possono e devono ridurre i propri consumi di energia (§49); i costi dell'uso delle risorse ambientali comuni vanno sostenuti da chi li genera (§50). Quando l'«ecologia umana» è rispettata, ne trae beneficio anche l'ecologia ambientale, perché «Il libro della natura è uno e indivisibile» (§51). La verità e l'amore «non si possono produrre, si possono solo accogliere» (§52).

Capitolo quinto: la collaborazione della famiglia umana §53–67

«Una delle più profonde povertà che l'uomo può sperimentare è la solitudine» (§53), e lo sviluppo dei popoli dipende dal riconoscersi «una sola famiglia, che collabora in vera comunione» (§53), sul modello dell'unità della Trinità (§54). Serve discernimento sulle culture e sulle religioni: «La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali» (§55); l'esclusione della religione dalla vita pubblica e il fondamentalismo impediscono entrambi il dialogo tra ragione e fede (§56).

La sussidiarietà è anzitutto un aiuto alla persona attraverso l'autonomia dei corpi intermedi (§57), e «l'antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista» (§57); deve restare legata alla solidarietà, perché la sussidiarietà senza la solidarietà «scade nel particolarismo sociale» (§58). Gli aiuti possono creare dipendenza: vanno distribuiti coinvolgendo gli attori locali e la società civile, e l'aiuto principale è aprire ai prodotti dei Paesi poveri i mercati internazionali (§58). La cooperazione è anche incontro tra culture, fondato sulla legge naturale (§59); i Paesi più sviluppati dovrebbero destinare all'aiuto quote maggiori del loro prodotto interno lordo, anche con la «sussidiarietà fiscale» (§60); l'educazione riguarda la formazione completa della persona, e il turismo può educare o sfruttare (§61).

Le migrazioni sono «un fenomeno sociale di natura epocale» (§62): i lavoratori stranieri non possono essere considerati «come una merce o una mera forza lavoro», e «Ogni migrante è una persona umana» (§62). La povertà è legata alla disoccupazione, e l'enciclica spiega che cosa significa lavoro «decente» (§63); i sindacati devono guardare oltre i propri iscritti (§64); la finanza deve tornare a essere uno strumento dello sviluppo, con la microfinanza contro l'usura (§65); «acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico» (§66). Infine l'enciclica chiede la riforma dell'ONU e «una vera Autorità politica mondiale», regolata dal diritto e fedele ai principi di sussidiarietà e di solidarietà (§67).

Capitolo sesto: lo sviluppo dei popoli e la tecnica §68–77

Sappiamo di essere dono e non risultato di autogenerazione (§68): lo sviluppo dei popoli degenera se l'umanità pensa di potersi ri-creare con i prodigi della tecnologia, una «pretesa prometeica» (§68). La tecnica è «un fatto profondamente umano», e «la tecnica non è mai solo tecnica» (§69); può però diventare un'ideologia, in cui la verità finisce per coincidere con il possibile (§70). Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti (§71), la pace non è un semplice prodotto tecnico (§72), e i mezzi di comunicazione non possono dirsi moralmente neutrali (§73).

La bioetica è il campo primario e cruciale della «lotta culturale tra l'assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell'uomo», con la scelta tra la ragione aperta alla trascendenza e la ragione chiusa nell'immanenza (§74). Ormai «la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica» (§75), come mostrano la fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la clonazione, la programmazione eugenetica delle nascite e la mentalità favorevole all'eutanasia (§75). Lo sviluppo deve comprendere la crescita spirituale, perché la persona è un'«unità di anima e corpo» (§76), e richiede occhi nuovi e un cuore nuovo, per vedere nello sviluppo ciò che la tecnica non può dare (§77).

Conclusione: umanesimo cristiano e preghiera §78–79

«Senza Dio l'uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia» (§78). «L'umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano» (§78): il più grande servizio allo sviluppo è un umanesimo cristiano che ravvivi la carità e si lasci guidare dalla verità (§78). Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nella preghiera (§79); la lettera si chiude al termine dell'Anno Paolino con Romani 12,9-10 e un affidamento alla Vergine Maria (§79).

Test Cattolica Medicina

Che cosa il test può chiederne

Il bando 2027/28 prevede 5 domande di etica e cultura religiosa su 65, ciascuna con cinque opzioni e una sola risposta corretta, con +1 per la risposta corretta, −0,25 per quella errata e 0 se lasci in bianco, e rimanda ai testi consigliati dall'università. Non dice che cosa verrà chiesto su ciascun testo, e nessuno conosce le domande in anticipo. Dal solo formato, un candidato dovrebbe saper:

  • dire di che cosa tratta l'enciclica, chi l'ha scritta e quando, e distinguerla dalla Dignitas Personae e dalla Magnifica Humanitas;
  • spiegarne i termini chiave: la carità nella verità, la giustizia come «misura minima» della carità, il bene comune, lo sviluppo come vocazione, lo sviluppo umano integrale;
  • riconoscere che cosa riprende dalla Populorum Progressio, e come legge il profitto, la globalizzazione, la delocalizzazione, la disoccupazione, l'eclettismo culturale e la fame;
  • applicarne i principi come fa l'enciclica: la gratuità e la logica del dono, il mercato, lo Stato e la società civile, diritti e doveri, l'ecologia umana, sussidiarietà e solidarietà, e la sua visione della tecnica e della bioetica.

Ethics and Religious Culture

10 domande di esercitazione

Nel formato della Cattolica: cinque opzioni, una corretta. Sono in inglese, come all'esame, e ogni risposta cita i paragrafi su cui si basa. Sono scritte per questa pagina: non sono domande d'esame passate.

Domanda 1

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

How does Caritas in Veritate describe the relationship between charity and justice?

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Risposta: C

"Charity goes beyond justice, because to love is to give", "but it never lacks justice" (§6). Justice is "not an alternative or parallel path to charity": it is "inseparable from charity" and, in Paul VI's words, "the minimum measure" of it (§6), which rules out A and B. Charity is the principle of micro-relationships "but also of macro-relationships (social, economic and political ones)" (§2), and working for the common good is "the institutional path" of charity, to which "Every Christian is called" (§7), so D and E are wrong too.

Domanda 2

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

What does Benedict XVI say Populorum Progressio deserves to be considered?

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Risposta: E

Benedict XVI calls Paul VI's 1967 encyclical "the Rerum Novarum of the present age" (§8): until Sollicitudo Rei Socialis marked its twentieth anniversary, "only Rerum Novarum had been commemorated in this way" (§8). There is "a single teaching, consistent and at the same time ever new", not a pre-conciliar and a post-conciliar one (§12), against A; outside the Tradition it would be "a document without roots" (§10), against B; it came immediately after the Council and is closely connected with it (§11), against C; and "The Church does not have technical solutions to offer" (§9), against D.

Domanda 3

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

In Caritas in Veritate, to regard development as a vocation means recognising that it:

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Risposta: D

To regard development as a vocation "is to recognize, on the one hand, that it derives from a transcendent call, and on the other hand that it is incapable, on its own, of supplying its ultimate meaning" (§16), and "A vocation is a call that requires a free and responsible answer" (§17). A and E are ruled out because "no structure can guarantee this development over and above human responsibility" (§17) and "institutions by themselves are not enough" (§11). If development concerned only technical aspects, the Church "would not be entitled to speak on it" (§16), against B; underdevelopment is "not due to chance or historical necessity" (§17), against C.

Domanda 4

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

Which does Caritas in Veritate call "the primary capital to be safeguarded and valued"?

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Risposta: B

The encyclical reminds governments that "the primary capital to be safeguarded and valued is man, the human person in his or her integrity" (§25), just after noting that a long time out of work "undermines the freedom and creativity of the person" (§25). It does warn that outsourcing has led to a downsizing of social security systems, with "grave danger for the rights of workers" (§25), but it does not call those systems the primary capital (C); it allows that "a certain amount of capital can do good, if invested abroad rather than at home" (§40), against A; and it criticises "an unduly rigid assertion of the right to intellectual property, especially in the field of health care" (§22), against E.

Domanda 5

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

According to Caritas in Veritate, hunger depends above all on:

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Risposta: A

"Hunger is not so much dependent on lack of material things as on shortage of social resources, the most important of which are institutional" (§27), which rules out C: what is missing is a network of economic institutions able to guarantee regular access to food and water (§27). "To consider population increase as the primary cause of underdevelopment is mistaken" (§44), against B. The encyclical suggests the proper use of "traditional as well as innovative farming techniques", once tested (§27), against D, and it names "the high tariffs imposed by economically developed countries" as a cause of poverty (§33), so E reverses the text.

Domanda 6

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

Which statement about gratuitousness and justice does Caritas in Veritate make?

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Risposta: D

"While in the past it was possible to argue that justice had to come first and gratuitousness could follow afterwards, as a complement, today it is clear that without gratuitousness, there can be no justice in the first place" (§38): A is the view the encyclical sets aside. Relationships of friendship, solidarity and reciprocity "can also be conducted within economic activity" (§36), against B; "attitudes of gratuitousness cannot be established by law" (§39), against C; and solidarity "cannot therefore be merely delegated to the State" (§38), against E. Hence the system of three subjects, "the market, the State and civil society" (§38).

Domanda 7

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

How does Caritas in Veritate ask us to regard nature?

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Risposta: E

Nature is at our disposal "as a gift of the Creator who has given it an inbuilt order", with a grammar "which sets forth ends and criteria for its wise use" (§48). It is "contrary to authentic development to view nature as something more important than the human person" (§48), against A; without the Christian vision "we end up either considering nature an untouchable taboo or, on the contrary, abusing it" (§48), against B; the environment "is more than raw material to be manipulated at our pleasure" (§48), against C. And "The book of nature is one and indivisible": it takes in life, sexuality, marriage and the family as well (§51), against D.

Domanda 8

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

According to Caritas in Veritate, why must subsidiarity and solidarity stay linked?

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Risposta: A

Subsidiarity without solidarity "gives way to social privatism", and solidarity without subsidiarity "gives way to paternalist social assistance that is demeaning to those in need" (§58). Subsidiarity is "the most effective antidote against any form of all-encompassing welfare state" (§57), against E, and a guiding criterion for cooperation between believers and non-believers (§57), against B; "the governance of globalization must be marked by subsidiarity" (§57), against C. Aid can "lock people into a state of dependence", so it must involve the receiving country's local economic agents and civil society (§58), the opposite of D.

Domanda 9

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

Caritas in Veritate describes "a true world political authority" as one that would be:

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Risposta: B

To manage the global economy, bring about disarmament, food security and peace, protect the environment and regulate migration, "there is urgent need of a true world political authority", which "would need to be regulated by law, to observe consistently the principles of subsidiarity and solidarity" (§67) and to have "the authority to ensure compliance with its decisions from all parties" (§67), against E. Without it, international law "would risk being conditioned by the balance of power among the strongest nations" (§67), against C. "The integrated economy of the present day does not make the role of States redundant" (§41), against A, and the Church does not claim "to interfere in any way in the politics of States" (§9), against D.

Domanda 10

Ethics and Religious Culture · Charity in Truth and Integral Human Development · Standard

How does Caritas in Veritate describe technology?

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Risposta: C

Technology "is a profoundly human reality, linked to the autonomy and freedom of man", and so "technology is never merely technology" (§69). It can seem self-sufficient when too much attention goes to the "how" questions and not enough to the "why" questions (§70), against B, and "when the sole criterion of truth is efficiency and utility, development is automatically denied" (§70), against D. Of the media the encyclical says "it seems quite absurd to maintain that they are neutral" (§73), against A, and it rejects the ideologies that see development as "radically anti-human and merely a source of degradation" (§14), against E.

Etica e cultura religiosa · elenco di letture 2027/28

Gli altri due testi dell'elenco

La Caritas in Veritate resta nell'elenco dal 2026/27; la Magnifica Humanitas è nuova, al posto della Laudato Si'. Ciascuna ha qui il suo riassunto e le sue domande.