Il paradigma tecnocratico denunciato nella Laudato Si', la sola logica dell'efficienza, del controllo e del profitto, si diffonde con l'IA (§92–93), e il controllo di piattaforme, infrastrutture, dati e potenza di calcolo è nelle mani di grandi attori economici più che degli Stati (§95). I sistemi di IA sono più «coltivati» che «costruiti» (§98) e imitano soltanto alcune funzioni dell'intelligenza umana: non hanno corpo, esperienze né coscienza morale, e il loro apprendimento è adattamento statistico (§99).
L'IA è uno strumento prezioso che richiede vigilanza: nell'uso personale l'enciclica indica la facilità dei risultati, l'impressione di oggettività e la simulazione della comunicazione umana (§100), e conta il suo consumo di energia e di acqua (§101). L'IA non è moralmente neutrale, perché ogni strumento tecnico incorpora scelte e priorità (§104); la responsabilità deve essere definita chiaramente (§105), e un'IA più morale non basta se quella morale è decisa da pochi (§107). I dati vanno gestiti come bene comune (§108), e l'IA va «disarmata», liberata dal controllo monopolistico (§110), con un appello speciale a chi la sviluppa (§111).
Transumanesimo e postumanesimo trattano l'essere umano come qualcosa da potenziare o superare (§115–117); l'enciclica risponde che l'umanità fiorisce non nonostante i limiti, ma spesso attraverso di essi (§118), e che l'autentico «più che umano» è la grazia (§127–128): per un algoritmo un errore è un difetto da correggere, per una persona può essere l'occasione di un cambiamento profondo (§128). La prova dell'IA è la domanda di san Giovanni Paolo II, se renda la vita umana «più umana» (§129), e il capitolo si chiude con le due città di Agostino costruite da due amori (§130).